Fino allo scoppio della Seconda Guerra d’Indipendenza, la corrispondenza tra il Regno di Sardegna e l’Impero austriaco viaggiava secondo regole precise, fissate dalla convenzione postale sardo-austriaca entrata in vigore il 1° gennaio 1854.
Era un sistema costruito per rendere prevedibile ciò che, nella pratica, prevedibile non era affatto. Il principio di fondo, però, restava semplice: il costo dipendeva soprattutto da due elementi, il peso e la distanza.
Per trasformare quella distanza in una tariffa, i due territori erano stati suddivisi in sezioni postali. La lettera A indicava l’Austria, la S il Regno di Sardegna. Nel territorio sardo la S1 comprendeva le località più vicine alla frontiera austriaca, mentre la S2 quelle più lontane; sul versante austriaco, analogamente, A1 indicava la fascia più prossima al confine, A2 quella intermedia e A3 quella più distante. La combinazione delle due sezioni determinava quindi la tariffa applicabile.
Più il percorso si allungava, più aumentava il porto. Una lettera spedita da una località vicina alla frontiera verso un’altra anch’essa prossima al confine costava quindi meno, ad esempio, di una corrispondenza destinata a spingersi in profondità nell’altro Stato.
Il mittente, inoltre, non era obbligato a pagare in partenza. L’affrancatura era normalmente facoltativa: il porto poteva essere “franco“, cioè assolto all’origine, mediante francobolli o in denaro, oppure “assegnato” e lasciato a carico del destinatario. Le raccomandate facevano eccezione e dovevano invece essere affrancate alla partenza.
La convenzione non lasciava molto spazio agli errori. L’articolo 26 stabiliva infatti che un’affrancatura insufficiente fosse considerata nulla: la lettera veniva quindi tassata all’arrivo per l’intero porto dovuto. Questa disposizione restò in vigore fino al 1° ottobre 1862.
Le tariffe applicate.
A rendere il sistema più articolato contribuiva il fatto che le tariffe cambiavano a seconda del luogo in cui veniva riscossa la tassa.
L’articolo 11 fissava dunque le sezioni postali da prendere in considerazione per determinare il porto. Alla distanza si aggiungeva però un’altra particolarità: la stessa lettera non costava necessariamente la stessa cifra nelle due direzioni, perché il Regno di Sardegna e l’Austria adottavano unità di peso e monete differenti.
Nel Regno di Sardegna il porto di una lettera semplice era calcolato fino al peso di 15 grammi, mentre in territorio austriaco il primo scaglione tariffario arrivava a un lotto viennese, pari a 17,5 grammi. Per invii più pesanti il porto aumentava secondo le relative progressioni tariffarie.
Anche le monete utilizzate erano diverse. Solo a partire dal 1° novembre 1858, con l’introduzione del nuovo kreuzer nell’Impero austriaco, le tariffe espresse in kreuzer corrispondevano a quelle del Lombardo-Veneto in soldi: 16 kreuzer equivalevano quindi a 16 soldi, 21 kreuzer a 21 soldi e così via.
L’articolo 12 stabiliva quindi le seguenti tariffe:
| Percorso | Tariffa |
|---|---|
| S1 → A1 | 25 centesimi italiani |
| S1 → A2 | 40 centesimi italiani |
| S1 → A3 | 50 centesimi italiani |
| S2 → A1 | 40 centesimi italiani |
| S2 → A2 | 55 centesimi italiani |
| S2 → A3 | 65 centesimi italiani |
Frontespizio di lettera spedita da Torino il 2 agosto 1858 a Trieste e affrancata fino a destino con 5, 20 e 40 centesimi della IV emissione di Sardegna, per complessivi 65 centesimi, corrispondenti alla tariffa di primo porto dalla seconda distanza del Regno di Sardegna alla terza dell’Austria (Asta Viennafil del 31 maggio 2022)
| Percorso | 1 gennaio 1854 – 31 ottobre 1858 | Dal 1 novembre 1858 |
|---|---|---|
| A1 → S1 | 6 kr (30 centesimi) | 10 kr / 10 soldi |
| A1 → S2 | 9 kr (45 centesimi) | 16 kr / 16 soldi |
| A2 → S1 | 9 kr (45 centesimi) | 16 kr / 16 soldi |
| A2 → S2 | 12 kr (60 centesimi) | 21 kr / 21 soldi |
| A3 → S1 | 12 kr (60 centesimi) | 21 kr / 21 soldi |
| A3 → S2 | 15 kr (75 centesimi) | 26 kr / 26 soldi |
Lettera spedita da Milano il 26 dicembre 1858 a Nizza Marittima e affrancata con 2 esemplari da 3 soldi e uno da 10 soldi, per complessivi 16 soldi, corrispondenti alla tariffa di primo porto dalla prima distanza dell’Austria alla seconda del Regno di Sardegna (Asta Il Ponte del 16 dicembre 2025)
Fino al 31 ottobre 1858, a parità di porto tra le distanze postali, la tariffa dall’Austria verso il Regno di Sardegna risultava più elevata rispetto al percorso inverso. Dal 1° novembre 1858, con l’introduzione del nuovo kreuzer, i nuovi valori tariffari risultarono equivalenti a quelli espressi in centesimi italiani.
La somma riscossa non rimaneva interamente all’amministrazione che incassava il porto. L’articolo 13 prevedeva infatti i cosiddetti “bonifici vicendevoli”, cioè le quote spettanti a ciascuna amministrazione in funzione della provenienza o della destinazione della lettera.
| Condizione | Quota spettante |
|---|---|
| Se proveniente da S1 o destinata a S1 | Al Regno di Sardegna spettano 13 centesimi italiani |
| Se proveniente da S2 o destinata a S2 | Al Regno di Sardegna spettano 28 centesimi italiani |
| Se proveniente da A1 o destinata ad A1 | All’Austria spettano 3 kr fino al 31 ottobre 1858 e 5 kr dal 1° novembre 1858 |
| Se proveniente da A2 o destinata ad A2 | All’Austria spettano 6 kr fino al 31 ottobre 1858 e 10 kr dal 1° novembre 1858 |
| Se proveniente da A3 o destinata ad A3 | All’Austria spettano 9 kr fino al 31 ottobre 1858 e 15 kr dal 1° novembre 1858 |
La convenzione disciplinava anche altre tariffe, come quelle applicate agli uffici di confine, agli stampati, ai campioni senza valore… che non riporterò in quanto esulano dall’argomento di questo articolo.
Questo era il sistema in vigore alla vigilia della crisi diplomatica e militare tra il Regno di Sardegna e l’Impero austriaco che avrebbe portato alla guerra.
La guerra interrompe le comunicazioni postali.
Nella primavera del 1859, con lo scoppio della Seconda Guerra d’Indipendenza, le normali comunicazioni postali tra i due Stati vennero interrotte. Il confine, fino ad allora attraversato quotidianamente dalla posta, divenne una linea militare e i collegamenti diretti cessarono.
Dal 29 aprile, per mantenere le comunicazioni, fu quindi necessario ricorrere a vie alternative. Le lettere furono instradate attraverso la Svizzera, rimasta una via praticabile tra i due territori.
Entrarono così in gioco le convenzioni postali che il Regno di Sardegna e l’Impero austriaco avevano stipulato separatamente con la Confederazione Svizzera. Quando i diritti di transito spettanti a quest’ultima venivano regolati dall’amministrazione sarda, trovava applicazione la convenzione sardo-svizzera del 21 ottobre 1850.
Per una lettera fino a 10 grammi il porto complessivo era fissato in 60 centesimi, indipendentemente dalla distanza dal confine sardo-svizzero.
La somma veniva ripartita fra le tre amministrazioni interessate:
- 20 centesimi al Regno di Sardegna;
- 15 centesimi alla Svizzera, per il transito;
- 25 centesimi all’Impero austriaco.
La situazione cambiava quando i diritti di transito alla Svizzera venivano corrisposti dall’amministrazione austriaca. In questo caso trovava applicazione la convenzione austro-svizzera del 23 aprile 1852 e la quota spettante all’Austria variava in funzione della distanza dell’ufficio dal confine svizzero.
Per una lettera fino a un lotto viennese, pari a 17,5 grammi, i diritti austriaci erano:
- 5 nuovi kreuzer, corrispondenti a 5 soldi nel Lombardo-Veneto, entro 10 leghe dal confine austro-svizzero;
- 10 nuovi kreuzer, corrispondenti a 10 soldi nel Lombardo-Veneto, tra 10 e 20 leghe;
- 15 nuovi kreuzer, corrispondenti a 15 soldi nel Lombardo-Veneto, oltre 20 leghe.
A questi si aggiungevano 10 nuovi kreuzer per lotto destinati alla Svizzera e 10 nuovi kreuzer ogni 10 grammi spettanti al Regno di Sardegna; nel Lombardo-Veneto ciascuno di questi importi corrispondeva a 10 soldi.
Anche in questa fase, per le lettere semplici l’affrancatura alla partenza rimaneva facoltativa. Le raccomandate, invece, dovevano essere obbligatoriamente affrancate e pagavano, oltre al normale porto, anche i diritti di raccomandazione.
Queste tariffe rappresentavano il quadro teorico previsto dalle convenzioni, ma nella pratica furono applicate con notevole irregolarità. Non sono note, allo stato attuale, lettere spedite dal Regno di Sardegna verso l’Austria affrancate integralmente per 60 centesimi fino a destino; anche nel percorso inverso, dall’Austria verso il Regno di Sardegna, gli esempi correttamente affrancati secondo le disposizioni previste risultano rari.
Un caso particolare e molto interessante è rappresentato dalla lettera qui sotto, che mostra contemporaneamente l’intervento delle amministrazioni austriaca e sarda e permette di osservare concretamente come, durante il conflitto, il sistema teorico delle convenzioni potesse tradursi in una gestione molto più complessa della corrispondenza.
Lettera spedita da Brody, nella Galizia austriaca (oggi in Ucraina), il 18 agosto 1859 e diretta a Livorno. A causa della guerra fu instradata per la via di Svizzera e affrancata insufficientemente, come indicato a mano in basso a sinistra, per 15 kreuzer. L’affrancatura copriva soltanto le spettanze austriache; la lettera fu quindi tassata per 5 crazie, equivalenti a 35 centesimi (1 lira toscana = 12 crazie = 84 centesimi di lira italiana, quindi 1 crazia = 7 centesimi), corrispondenti ai 20 centesimi dovuti alle Poste Sarde, indicati sul fronte con la dicitura «carico Sardo 20 cmi», e ai 15 centesimi spettanti alla Svizzera per il transito (Asta Il Ponte del 19 settembre 2022)
Questo è un caso particolare in cui la lettera fu inizialmente trattata secondo la convenzione austro-svizzera, come mostra l’affrancatura di 15 kreuzer, e successivamente secondo la convenzione sardo-svizzera, per le competenze spettanti al Regno di Sardegna e alla Svizzera. La destinazione finale, tuttavia, non era il Regno di Sardegna, ma la Toscana.
Un dispaccio telegrafico del 26 giugno 1859, giunto da Torino a Firenze e diretto alla Soprintendenza delle Poste toscane, stabiliva che “le corrispondenze della Toscana per l’Impero Austriaco potranno essere stradate per la medesima via [Svizzera, N.d.A.] e con che siano affrancate fino alla frontiera Sardo-Svizzera. Per queste lettere l’Ufficio Sardo sarà accreditato di cent. 20 per porto semplice (gr. 7 ½). Quelle dell’Impero d’Austria per la Toscana saranno rimesse a codesta Posta Toscana con il rimborso di 35 centesimi, ossia 15 centesimi per transito svizzero e 20 centesimi per transito sardo”.
Fonte: Vittorio Morani (ASPoT), Dal Granducato al Regno d’Italia, Il Postalista, parti II–III. La parte II documenta l’introduzione, a partire dal 16 giugno 1859, delle tariffe sarde nei rapporti postali tra la Toscana e il Regno di Sardegna; la parte III riproduce il dispaccio telegrafico del 26 giugno 1859 citato sopra.
Una precisazione. La quota di 20 centesimi spettante alla Sardegna restava, in questi due casi, invariata; a cambiare era lo scaglione di peso a cui si applicava: 10 grammi nella convenzione sardo-svizzera e 7,5 grammi nei rapporti postali tra Toscana e Regno di Sardegna.
Un aspetto particolarmente interessante, che merita una trattazione separata, riguarda la progressiva liberazione delle città lombarde e le conseguenze che essa ebbe sul servizio postale. Nelle località ancora sotto l’Impero austriaco la corrispondenza continuava a essere affrancata in soldi con francobolli del Lombardo-Veneto; nelle città passate sotto il controllo sardo furono invece introdotti i francobolli del Regno di Sardegna, espressi in centesimi.
Il cambiamento dei francobolli precedette però quello delle tariffe applicate alla corrispondenza diretta verso il Veneto e l’Austria: per alcune settimane continuò infatti a essere utilizzata la precedente tariffa austriaca di 10 soldi fino al confine svizzero, corrispondente a 25 centesimi, mentre il successivo transito attraverso la Svizzera e il percorso in territorio austriaco venivano regolati separatamente. Solo in seguito, dall’agosto 1859, fu adottata anche per questi invii la tariffa sarda di 20 centesimi fino al confine svizzero.
È soltanto uno degli aspetti di una fase postale molto più articolata, legata all’avanzata militare, ai cambiamenti di amministrazione e alla progressiva modifica di tariffe e percorsi, che merita di essere esaminata in un articolo dedicato.
Il ritorno delle comunicazioni dirette.
L’11 luglio 1859, con l’armistizio di Villafranca, si conclusero le operazioni militari della Seconda Guerra d’Indipendenza. Sul piano postale, però, il ritorno alla normalità fu meno immediato. La convenzione sardo-austriaca rimase sospesa ancora per qualche tempo e le comunicazioni dirette ripresero solo il 15 settembre, inizialmente limitate alle sole lettere.
Il mittente doveva affrancare la corrispondenza fino al nuovo confine, mentre l’importo per il successivo tratto fino a destinazione era a carico del destinatario.
Lettera da Milano a Mantova del 27 settembre 1859, affrancata con 20 centesimi per il porto fino alla frontiera e tassata in arrivo per 5 soldi, dovuti per il percorso interno austriaco di prima distanza, a carico del destinatario (Asta Vaccari del 16 novembre 2024)
La via di Svizzera continuò comunque a essere utilizzata. Su richiesta del mittente, le lettere potevano ancora essere inoltrate attraverso il territorio elvetico, sia in porto franco sia assegnato.
La guerra aveva dunque modificato confini, percorsi e modalità di inoltro, ma non aveva interrotto il bisogno di comunicare. Le lettere di quei mesi conservano ancora oggi la traccia concreta di quei cambiamenti: piccoli documenti, testimoni della storia politica e postale di quel magnifico periodo che fu il Risorgimento.



