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Dalla IV emissione di Sardegna alla prima serie del Regno d’Italia

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Lettera da Livorno per Maracaibo (Venezuela) affrancata con un 40 cent. dentellato e un 80 cent. non dentellato

Quando venne proclamato il Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, le Poste non erano pronte al cambiamento con una nuova emissione appositamente predisposta. Continuarono quindi a essere utilizzati i francobolli della IV emissione del Regno di Sardegna, già in corso e perfettamente adatti a rappresentare il nuovo sovrano e il nuovo Stato, poiché recavano l’effigie di Vittorio Emanuele II senza alcuna indicazione territoriale.

A stampare quei francobolli era un tipografo torinese: Francesco Matraire, che dopo la proclamazione del Regno d’Italia aveva continuato a lavorare per la nuova Amministrazione postale. Fu lui, di propria iniziativa, a realizzare un perforatore e a sottoporre alla nuova lavorazione i fogli già stampati della IV emissione, nella speranza che quella dimostrazione di modernità gli valesse il rinnovo di una fornitura ormai vicina alla scadenza. L’iniziativa fu accolta favorevolmente dall’Amministrazione postale, che decise di mettere in vendita i francobolli così perforati.

Il 25 febbraio 1862, la Direzione Generale delle Poste pubblicò sulla Gazzetta Ufficiale un avviso, datato Torino 23 febbraio, nel quale si leggeva:

«Col primo di marzo prossimo comincieranno ad essere posti in vendita presso le Direzioni locali delle Poste di Torino, Genova, Milano, Firenze e Bologna francobolli traforati nel contorno in modo che possano staccarsi l’uno dall’altro senza bisogno di tagliarli colle forbici. Per ora la vendita è limitata ai francobolli da 20 centesimi.»

Non si trattava di una nuova emissione nel senso tradizionale del termine, ma di valori della IV emissione di Sardegna sottoposti al nuovo procedimento di “traforazione”. È proprio questa continuità materiale e produttiva a rendere particolarmente interessante il rapporto tra l’emissione sarda e i primi dentellati del Regno d’Italia.

La dentellatura non venne applicata a tutti i valori della IV emissione di Sardegna, ma soltanto al 10, 20, 40 e 80 centesimi, quattro tagli di largo impiego nella corrispondenza dell’epoca. Particolarmente importante era il 20 centesimi, che assolveva ancora la tariffa ordinaria della lettera semplice e costituiva il valore maggiormente utilizzato.

 

Lettera da Milano del 6 marzo 1862 per Rovereto affrancata con un 20 cent. bordo di foglio a destra

Lettera spedita da Milano il 6 marzo 1862 per Rovereto, affrancata fino al confine austriaco con un 20 centesimi bordo di foglio a sinistra. La lettera fu quindi tassata a mano per 5 kreuzer per l’inoltro a destinazione (Asta Santachiara del 21 maggio 2022)

 

Tuttavia, il 20 centesimi non fu il primo valore di cui sia noto l’uso postale. Una lettera affrancata con il 10 centesimi porta la data del 24 febbraio 1862, anteriore di cinque giorni alla prima data nota del 20 centesimi (1° marzo), come evidenziato nell’importante lavoro di Serra/Zanaria e in altri autorevoli articoli come quelli di Lorenzo Oliveri e Gianluca Palano sul Postalista.

La comparsa dei dentellati fu, dunque, progressiva e non coincise con una nuova emissione introdotta simultaneamente in tutti i suoi valori: il 20 centesimi fu l’unico valore la cui vendita venne ufficialmente annunciata, a partire dal 1° marzo 1862, mentre il 10, il 40 e l’80 centesimi entrarono in momenti diversi nell’uso postale, secondo una cronologia che deve essere ricostruita attraverso le prime date conosciute.

 

Come funzionava la perforazione Matraire.

Il lavoro avveniva sui fogli da cinquanta esemplari già stampati della IV emissione del Regno di Sardegna. Questi venivano collocati sotto il perforatore e sottoposti, fila dopo fila, alla nuova operazione di traforatura. Il dispositivo costruito e utilizzato da Matraire era del tipo “a pettine”, con movimento verticale: una serie di punzoni disposti appunto nella forma di un pettine scendeva sul foglio e, con una sola battuta, perforava contemporaneamente il lato orizzontale e i due lati verticali dei francobolli di un’intera fila.

Dopo ogni battuta il foglio veniva fatto avanzare della misura corrispondente all’altezza di una fila. La battuta successiva completava quindi il lato rimasto aperto della fila precedente e, nello stesso tempo, iniziava la perforazione di quella successiva. C’era però una particolarità caratteristica: l’ultima fila del foglio rimaneva non dentellata sul bordo inferiore.

L’ultima battuta, che sarebbe servita unicamente a perforare il margine esterno sotto l’ultima fila, veniva omessa perché non necessaria alla separazione degli esemplari e avrebbe soltanto allungato il lavoro. È una caratteristica normale di questa emissione, non una varietà accidentale.

 

Blocco di quattro dell'80 cent bordo di foglio in basso non dentellato

Blocco di quattro dell’80 centesimi con margine inferiore di foglio. È chiaramente visibile l’assenza della dentellatura sotto l’ultima fila, conseguenza dell’omissione dell’ultima battuta del perforatore a pettine durante la lavorazione del foglio

 

La dentellatura risultante era 11½ × 12: in termini filatelici, significa che in due centimetri si contano 11 perforazioni e mezza sul lato orizzontale e 12 su quello verticale. Un accorgimento apparentemente semplice, ma sufficiente a raggiungere lo scopo indicato nello stesso avviso della Direzione Generale delle Poste: permettere di separare rapidamente i francobolli senza ricorrere alle forbici.

La novità, tuttavia, non comportò la scomparsa immediata dei valori non dentellati, che continuarono a circolare accanto ai nuovi esemplari perforati.

 

Perché dentellati e non dentellati continuarono a convivere.

Vale la pena chiedersi perché l’amministrazione postale, dopo aver introdotto nel 1862 questo sistema più moderno per separare i francobolli, abbia continuato non soltanto a smaltire le scorte esistenti, ma a stampare ex novo francobolli non dentellati ancora nell’autunno del 1863, oltre due anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

La risposta è tutta nella sorte toccata alla scommessa di Matraire. La sua dimostrazione non gli fruttò il rinnovo sperato: nel luglio 1862 l’appalto per le nuove forniture postali fu assegnato al conte svedese Ambjörn Sparre e, da quel momento, la traforatura, mai richiesta dal contratto e mai fatturata, perse ogni ragion d’essere e venne abbandonata già dal mese successivo. Non fu dunque un guasto meccanico, come qualcuno ipotizzò già all’epoca, a interrompere la dentellatura, ma un calcolo di convenienza, nel momento stesso in cui smise di portare un vantaggio a chi l’aveva ideata.

Il problema è che la nuova serie promessa da Sparre, con il previsto 15 centesimi destinato a sostituire il 20, tardava ad arrivare, e tardò a lungo. Il contratto di Matraire, scaduto il 30 settembre 1862, fu prorogato più volte: già a fine luglio gli era stato chiesto di proseguire la stampa fino a novembre; il 30 ottobre gli fu commissionato con urgenza un 15 centesimi provvisorio, riadattando alla bell’e meglio il vecchio disegno; il 29 gennaio 1863 gli venne infine affidato un nuovo contratto, retroattivo al 1° gennaio, per rifornire le Poste trimestre per trimestre «sino a tanto che l’Amministrazione sia in grado di provvedere altrimenti».

Fu proprio quella provvisorietà, protrattasi ben oltre le previsioni, a costringere Matraire a continuare a stampare nuove e sostanziose tirature dei vecchi valori, ancora nell’autunno del 1863. Fra questi figuravano il 10 e il 40 centesimi, oltre ai valori che non erano mai stati dentellati, come il 5 e il 2 centesimi. Tutti continuarono a essere prodotti nella consueta forma non perforata, perché non aveva più senso riattivare, per forniture ormai provvisorie, un procedimento che l’Amministrazione non gli riconosceva economicamente.

 

Lettera da Livorno per Maracaibo (Venezuela) con un 40 cent. dentellato e un 80 cent. non dentellato

Lettera spedita da Livorno il 6 marzo 1863 per Maracaibo (Venezuela) con un 40 centesimi rosso carminio dentellato in affrancatura mista con un 80 centesimi giallo arancio non dentellato della IV emissione di Sardegna. La lettera, attraverso la Francia (annullo rosso “Lanslebourg 5” del 9 marzo), raggiunse Londra il 10 marzo e da qui fu inviata per ferrovia a Southampton, da dove salpò il 17 marzo per St. Thomas (Indie Occidentali), dove arrivò il 1° aprile. Da St. Thomas, la lettera fu quindi inoltrata a destinazione (Asta Bolaffi del 6 aprile 2023)

 

Il 20 centesimi seguì invece un destino diverso e indipendente da questa vicenda contrattuale. Dal 1° gennaio 1863 la tariffa della lettera semplice per l’interno scese da 20 a 15 centesimi e il valore che fino a quel momento aveva assolto quella funzione perse gran parte della propria utilità. Uscì di corso il 28 febbraio 1863, sostituito dal nuovo 15 centesimi “tipo Sardegna”. Gli altri valori, non toccati dalla riforma tariffaria, rimasero invece in corso fino al 31 dicembre 1863.

Questa lunga sovrapposizione tra tirature dentellate e non dentellate rende particolarmente significativo il confronto tra le rispettive gradazioni di colore.

 

Le corrispondenze cromatiche.

Le tonalità delle diverse tirature offrono un’ulteriore conferma di quanto emerge dalla documentazione. Se la dentellatura fosse proseguita nel 1863, dovremmo ritrovare anche tra gli esemplari perforati i colori propri delle tirature realizzate da Matraire in quell’anno. Questo non avviene per il 10 e il 40 centesimi: le tonalità caratteristiche delle tirature del 1863 si riscontrano nei non dentellati, ma non nei dentellati.

 

10 cent. IV di Sardegna e 10 cent. dentellato Regno giallo olivastro (14Dc e 1ba)

La rara tonalità giallo olivastro, a sinistra il 10 centesimi della IV emissione di Sardegna (14Dc), a destra il 10 centesimi dentellato della prima emissione del Regno d’Italia (1ba)

 

Il 20 centesimi e l’80 centesimi non presentano invece alcuna tiratura del 1863, ma per ragioni diverse: il primo perché la riduzione della tariffa della lettera semplice da 20 a 15 centesimi lo rendeva ormai superfluo; il secondo perché, trattandosi di un valore meno utilizzato, il fabbisogno fu coperto dalle scorte esistenti.

 

20 cent. IV di Sardegna e 20 cent. dentellato Regno indaco (15E e 2)

La tonalità indaco, a sinistra il 20 centesimi della IV emissione di Sardegna (15E), a destra il 20 centesimi dentellato della prima emissione del Regno d’Italia (2)

 

Per tutte le corrispondenze Regno di Sardegna-Regno d’Italia, vi rimando all’articolo scritto dall’amico e collega Paolo Cardillo “DIAMO I NUMERI! – I dentellati del Regno visti dal lato della IV emissione di Sardegna!”.

 

40 cent. IV di Sardegna e 40 cent. dentellato Regno rosa chiaro (16Ea e 3c)

La tonalità rosa chiaro, a sinistra il 40 centesimi della IV emissione di Sardegna (16Ea), a destra il 40 centesimi dentellato della prima emissione del Regno d’Italia (3c)

 

La tabella riporta i colori presenti nel catalogo Sassone della prima emissione del Regno d’Italia. Non tutte le tonalità riscontrabili, tuttavia, trovano corrispondenza nelle classificazioni del catalogo. Mi è capitato d’imbattermi in un frammento con due esemplari del 10 centesimi bruno olivastro scuro, corrispondente al 57b del Rattone e classificato da Alberto Diena. Se non la prima, si tratta certamente di una delle prime tirature del 10 centesimi dentellato.

Ho inoltre esaminato un esemplare usato bistro oliva chiaro, corrispondente al 58b del Rattone e classificato da Emilio Diena, oltre a diversi giallo ocra, sciolti e su busta, riconducibili al 14Dd della IV emissione di Sardegna.

Al momento dell’Unità d’Italia, quella postale non era la questione più urgente da risolvere: i francobolli del Regno di Sardegna erano già lì, pronti a sopperire temporaneamente alla mancanza di un’emissione propria del nuovo Stato. Se non fosse stato per Francesco Matraire, che costruì di sua spontanea volontà un perforatore, molto probabilmente saremmo rimasti senza alcuna emissione fino al 15 centesimi che, tuttavia, manteneva ancora lo stesso disegno dei precedenti valori sardi.

La dentellatura subì soltanto una momentanea battuta d’arresto. Con l’emissione “De La Rue” del 1° dicembre 1863, stampata inizialmente a Londra e successivamente a Torino, tornò a essere impiegata in modo sistematico e definitivo sui francobolli italiani.

La prima serie dentellata del Regno d’Italia può dunque essere considerata, a tutti gli effetti, una sorella della IV emissione di Sardegna, una sua evoluzione più che un’emissione realmente autonoma. Di quella parentela conserva il fascino, le caratteristiche di stampa e la ricchezza delle tonalità, continuando ancora oggi a offrire motivi di studio e di collezione.

 

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