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Affrancature insufficienti: quando l’Italia vantava un credito

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Lettera da Milano 11-10-1866 per Bussolengo insufficientemente affrancata

L’entrata in vigore, il 15 maggio 1862, della convenzione postale tra Italia e Austria disciplinò, tra gli altri aspetti, anche il trattamento delle corrispondenze insufficientemente affrancate. Per il calcolo delle rispettive spettanze continuò a essere utilizzata la suddivisione territoriale già prevista dalla precedente convenzione tra Regno di Sardegna e Austria del 1° gennaio 1854, con le località italiane e austriache ripartite in sezioni postali in funzione della distanza dal confine.

Nelle corrispondenze insufficientemente affrancate, l’importo già riscosso poteva determinare due situazioni opposte: un debito dell’amministrazione italiana nei confronti di quella austriaca oppure, al contrario, un credito ancora vantato dall’Italia. Queste differenze venivano indicate sulla corrispondenza mediante gli appositi bolli “Debito Italiano” e “Credito Italiano”.

In questo articolo mi concentrerò sui casi, meno frequenti, nei quali l’amministrazione italiana, nonostante l’affrancatura insufficiente, continuava a vantare un credito nei confronti di quella austriaca.

Prima di mostrare e spiegare alcuni esempi, devo riprendere la tabella dei “bonifici vicendevoli” da un mio precedente articolo, “La posta interrotta: le comunicazioni tra Regno di Sardegna e Austria nella Seconda Guerra d’Indipendenza”, nella quale sono riportate le spettanze di Italia e Austria in base alla località di partenza o di destinazione della lettera.

 

Condizione Quota spettante dal 1° novembre 1858
Se proveniente da S1 o destinata a S1 All’Italia spettano 13 centesimi italiani
Se proveniente da S2 o destinata a S2 All’Italia spettano 28 centesimi italiani
Se proveniente da A1 o destinata ad A1 All’Austria spettano 5 kreuzer
Se proveniente da A2 o destinata ad A2 All’Austria spettano 10 kreuzer
Se proveniente da A3 o destinata ad A3 All’Austria spettano 15 kreuzer

 

La lettera A indicava l’Austria, mentre la S identificava l’allora Regno di Sardegna, denominazione che continuò a essere utilizzata sulle corrispondenze anche nei primi anni del Regno d’Italia. Nel territorio italiano la S1 comprendeva le località più vicine alla frontiera austriaca, mentre la S2 quelle più lontane; sul versante austriaco, analogamente, A1 indicava la fascia più prossima al confine, A2 quella intermedia e A3 quella più distante. La combinazione delle due sezioni determinava quindi la tariffa applicabile.

Dal 1° novembre 1858, ogni nuovo kreuzer corrispondeva a 1 soldo, rendendo così equivalenti, ai fini postali, la nuova valuta austriaca e quella del Lombardo-Veneto.

 

Lettera da Milano per Mantova del 21 gennaio 1864 insufficientemente affrancata

Lettera spedita da Milano il 21 gennaio 1864 per Mantova e insufficientemente affrancata, come evidenziato dal bollo in cartella ottagonale, con un esemplare da 15 centesimi De La Rue (L18). La lettera recava ancora la vecchia indicazione S 2A, relativa alla seconda distanza italiana. Per tale distanza all’Italia spettavano 28 centesimi e, poiché l’affrancatura ne copriva soltanto 15, l’amministrazione italiana vantava ancora un credito di 13 centesimi, indicato a mano dopo il bollo lineare “CREDITO ITALIANO CENT”, equivalenti a 5,42 soldi, al cambio di 2,4 centesimi per soldo e arrotondati per eccesso a 6 soldi. A questi si aggiungevano i 5 soldi spettanti all’Austria per il percorso dal confine fino a Mantova, appartenente alla prima distanza austriaca, per un totale di 11 soldi a carico del destinatario (Asta Cambi del febbraio 2024)

 

Come mostrato nella lettera sopra del 21 gennaio 1864, il calcolo era molto semplice. Dalla quota spettante all’Italia veniva sottratto quanto già incassato con l’affrancatura e la differenza rappresentava il credito italiano nei confronti dell’amministrazione postale austriaca. L’importo così ottenuto veniva convertito in soldi, ai quali si aggiungeva la quota spettante all’Austria in base alla distanza della località di destinazione dal confine.

 

Lettera da Milano per Treviso del 14 aprile 1864, insufficientemente affrancata

Lettera spedita da Milano il 14 aprile 1864 per Treviso e insufficientemente affrancata, come mostrato dal bollo in cartella ottagonale, con un esemplare da 20 centesimi su 15 “Ferro di cavallo” del III° tipo. Come evidenziato dall’indicazione S 2A, Milano si trovava nella seconda distanza italiana, alla quale corrispondeva una spettanza di 28 centesimi. Decurtati i 20 centesimi dell’affrancatura, restavano quindi ancora 8 centesimi a credito dell’amministrazione italiana, annotati dopo il bollo lineare “CREDITO ITALIANO CENT” e, convertiti in valuta austriaca, corrispondenti a 3,33 soldi, arrotondati per eccesso a 4. Poiché Treviso rientrava nella seconda distanza austriaca, a questi si aggiungevano altri 10 soldi per il percorso dal confine fino a destinazione: il destinatario dovette quindi versare complessivamente 14 soldi (Asta Cambi del febbraio 2024)

 

Vediamo altri esempi. Sopra una lettera del 14 aprile da Milano a Treviso; sotto due lettere: del 22 aprile 1864 da Messina a Venezia e dell’11 ottobre 1866 da Milano a Bussolengo.

 

Lettera da Messina per Venezia del 22 aprile 1864 insufficientemente affrancata

Lettera spedita da Messina il 22 aprile 1864 per Venezia e insufficientemente affrancata con un esemplare da 15 centesimi De La Rue. Per la seconda distanza italiana spettavano all’Italia 28 centesimi e, sottratti i 15 centesimi già riscossi con l’affrancatura, restava quindi un credito italiano di 13 centesimi, indicato dopo il bollo lineare “CREDITO ITALIANO CENT” e successivamente cassato. Convertiti in valuta austriaca, i 13 centesimi corrispondevano a 5,42 soldi, arrotondati per eccesso a 6. A questi si aggiungevano i 5 soldi spettanti all’Austria, poiché Venezia rientrava nella prima distanza austriaca, per un totale di 11 soldi a carico del destinatario, come riportato manualmente sulla lettera.

 

Lettera da Milano 11-10-1866 per Bussolengo insufficientemente affrancata

Lettera spedita da Milano l’11 ottobre 1866 per Bussolengo e insufficientemente affrancata, come mostrato dal bollo in cartella ottagonale, con una coppia da 10 centesimi De La Rue (L17). Milano, come abbiamo già avuto modo di vedere, si trovava nella seconda distanza italiana, alla quale corrispondeva una spettanza italiana di 28 centesimi. Tolti i 20 centesimi dell’affrancatura, restava un credito dell’amministrazione italiana di 8 centesimi, indicato a mano dopo il bollo lineare “CREDITO ITALIANO CENT” e poi cassato. Gli 8 centesimi, equivalenti a 3,33 soldi, vennero arrotondati per eccesso a 4 soldi, ai quali si aggiunsero i 5 soldi spettanti all’Austria per il percorso dal confine fino a destinazione, poiché Bussolengo rientrava nella prima distanza austriaca. Il totale di 9 soldi, riportato in basso sulla lettera, fu posto a carico del destinatario (Asta Cambi del 25 febbraio 2026)

 

La ripartizione delle spettanze tra Italia e Austria non riguardava naturalmente soltanto le corrispondenze insufficientemente affrancate, ma costituiva il normale meccanismo contabile previsto dagli accordi postali tra le due amministrazioni. È proprio nelle lettere tassate, tuttavia, che questo sistema emerge con maggiore evidenza, perché crediti, conversioni e somme da riscuotere venivano indicati direttamente sulla corrispondenza.

 

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