Uno degli aspetti più affascinanti degli Antichi Stati, almeno per quanto mi riguarda, è la straordinaria varietà di tonalità che caratterizza molti francobolli. Un esempio classico è rappresentato dalla IV emissione del Regno di Sardegna: per il solo valore da 10 centesimi, il catalogo Sassone censisce ben 50 differenti colori. Anche gran parte dei francobolli degli altri ducati, seppur in misura più contenuta, presenta una notevole varietà cromatica.
Classificare il colore di un francobollo è un esercizio tanto avvincente quanto complesso. Richiede non solo la disponibilità di un campionario il più possibile completo, ma anche un occhio allenato e abituato a questo tipo di analisi. Tuttavia, questi elementi da soli non sono sufficienti.
Esiste infatti un aspetto di fondamentale importanza, ben noto ai grandi periti del passato, come Guglielmo Oliva, Luigi Raybaudi, Enzo Diena e Silvano Sorani, ma che oggi è praticamente ignorato: il significato delle tonalità adottate dal catalogo Sassone.
L’errore più grave che può essere commesso consiste nel ritenere che i colori del Sassone siano direttamente assimilabili a quelli di un sistema standardizzato come il Pantone. Non è affatto così. Se non si comprende il valore semantico di ciascuna definizione cromatica utilizzata dal catalogo, vengono meno le basi stesse per una classificazione corretta e consapevole dei colori.
Dirò di più. Non solo, ad esempio, un bistro arancio del catalogo Sassone non trova una corrispondenza nel sistema Pantone, ma lo stesso bistro arancio assume significati diversi a seconda dell’emissione cui si riferisce. Il bistro arancio di un 3 baj dello Stato Pontificio non coincide con quello di un 10 centesimi delle Province Napoletane, né con quello di un 10 centesimi del Regno di Sardegna: a cambiare non è soltanto la tonalità, ma il significato stesso del colore.
Per comprendere appieno l’importanza di conoscere la classificazione dei colori del Sassone, mi soffermo su due tonalità del 20 centesimi (dentellato) della terza emissione dello Stato Pontificio: magenta e solferino.
Il magenta è un colore che tutti riconoscono immediatamente: è, non a caso, uno dei colori fondamentali delle cartucce delle stampanti. Prima di entrare nel dettaglio della spiegazione, è utile confrontare visivamente il magenta secondo il sistema Pantone e il magenta del catalogo Sassone, riferito all’emissione dello Stato Pontificio.
Pantone Process Magenta U
Busta spedita da Roma il 26 ottobre 1870 a Livorno e qui arrivata il giorno successivo, affrancata con una coppia da 20 centesimi dentellato di color magenta, raro porto multiplo (Asta Ferrario del 26 giugno 2022)
Tenendo presente che si tratta comunque di una scansione della busta e che il colore non è quindi riprodotto in modo perfettamente fedele, le due tonalità risultano tuttavia chiaramente distinte.
Per comprenderne il motivo è necessario sapere che, nel catalogo Sassone, il termine magenta non fa riferimento a una semplice definizione cromatica, ma a un preciso evento storico: la Battaglia di Magenta, combattuta il 4 giugno 1859 tra l’Impero austriaco e l’esercito franco-piemontese, e costata la vita a oltre 2.000 soldati. Fu la prima delle due grandi battaglie che condussero alla vittoria franco-piemontese e alla liberazione della Lombardia.
La seconda fu la Battaglia di Solferino e San Martino, combattuta il 24 giugno 1859, una delle più cruente della storia italiana: oltre 6.000 morti e circa 40.000 feriti in appena quindici ore di combattimento.
Le denominazioni magenta e solferino derivano dunque da queste due battaglie decisive, che portarono, di lì a poco, alla conclusione della Seconda Guerra d’Indipendenza con l’Armistizio di Villafranca, firmato l’11 luglio 1859. In questo senso, i due colori non indicano semplicemente una tonalità, ma richiamano simbolicamente il sangue versato sul campo di battaglia.
Lettera spedita da Roma il 4 novembre 1870 a Firenze e qui arrivata il giorno successivo, affrancata con un esemplare da 20 centesimi dentellato di color solferino (Asta Ferrario del 26 luglio 2023)
Così come il magenta e il solferino, anche tutti gli altri colori adottati dal catalogo Sassone possiedono una propria storia e una precisa motivazione. A questo punto dovrebbe risultare chiara l’importanza di comprenderne il significato per arrivare a una conoscenza davvero approfondita dei francobolli degli Antichi Stati.
Potrei anche sbagliarmi e, in tal caso, sarei ben lieto di essere smentito, ma oggi conosco un solo perito che possiede e applica con sistematicità questa consapevolezza: l’amico Paolo Cardillo.
Sono però certo che, d’ora in avanti, osservando un 20 centesimi dentellato dello Stato Pontificio, non si vedrà soltanto un colore, ma si ripenserà alle battaglie di Magenta e Solferino e al sacrificio di chi vi perse la vita.



